Colpa medica: il grado rispetto alla “diligenza”.

//Colpa medica: il grado rispetto alla “diligenza”.

Con la sentenza n. 23283 del 6 giugno 2016 la IV Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna resa a carico di un medico chirurgo addetto al reparto di medicina generale che era stato ritenuto, nei due precedenti gradi di giudizio, responsabile del delitto di omicidio colposo ex art. 589 c.p. per aver omesso, in estrema sintesi, di sottoporre nei congrui temi ad una TAC di verifica un paziente che si era presentato al pronto soccorso con una sintomatologia riferibile alla fessurazione dell’aneurisma dell’aorta addominale.

La Suprema Corte, nel motivare l’annullamento della sentenza di condanna e stabilire il rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Genova, procede in motivazione a chiarire taluni aspetti in tema di responsabilità e colpa medica ancora oscuri a seguito dell’introduzione della Legge Balduzzi e, quasi fosse a sezioni unite, procede a dirimere un contrasto interpretativo in argomento.

L’art. 3 L. 189/2012, infatti, ha introdotto una scriminante per l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria professione si attenga alle linee guida e alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. In questi casi, infatti, è esclusa la rimproverabilità del fatto in caso di colpa lieve.

La norma appena citata ha realizzato un’abolitio criminis parziale delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., che oggi possono essere integrate solo nel caso di colpa grave. Ciò significa che, come nel caso di specie, è necessario che il giudice di merito valuti in concreto il grado della colpa anche nell’ambito di quei procedimenti che erano pendenti alla data di entrata in vigore del Decreto Balduzzi.

La Corte, inoltre, fornisce una serie di indicazioni di carattere metodologico finalizzate ad individuare il grado della colpa posto che il legislatore ha lasciato residuare il rilievo penale per le sole condotte colpose non lievi. Sintetizzando, ecco le indicazioni:

– misura della divergenza tra la condotta tenuta e quella che il medico avrebbe dovuto realizzare in virtù della norma cautelare da osservare nel caso concreto;

– vi è colpa grave solo quando vi è un sensibile distacco dal comportamento previsto nelle linee guida;

– tanto più sia oscuro e complicato il problema clinico, tanto maggiore dovrà essere la propensione a ritenere lieve la colpa del professionista

Il tema che deve ora essere approfondito è quello dell’individuazione delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nonché il loro rapporto con il grado della colpa.

Prima del Decreto Balduzzi, infatti, si faceva riferimento al disposto di cui all’art. 2236 cod. civ. secondo cui era rilevante la sola colpa grave quando la prestazione professionale comportasse la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà. In altri termini, la colpa grave rilevava solo in tema di imperizia, ma non di negligenza od imprudenza. Successivamente, peraltro, come noto, questo orientamento era stato superato dalla stessa giurisprudenza di legittimità che aveva ritenuto inapplicabile il disposto civilistico in ambito penale, settore in cui si sarebbe dovuto fare riferimento solo all’homo eiusdem professionis et condicionis e al disposto dell’art. 43 c.p.

Successivamente il Decreto Balduzzi ha modificato sensibilmente il quadro normativo introducendo il chiaro riferimento alle linee guida a cui il medico deve attenersi e che, come chiarito dalla Suprema Corte, non costituiscono le regole cautelari tipizzate dal legislatore ed idonee di per loro a consentire un rimprovero di colpa specifica. Esse, infatti, sono un prodotto “multiforme, originato da una pluralità di fonti, con diverso grado di affidabilità”.

Ciò premesso, secondo un primo orientamento interpretativo, per le condotte professionali conformi alle linee guida contenenti regole di perizia opererebbe la limitazione di responsabilità in sede penale ai soli casi di colpa grave, mentre non avrebbero rilevanza le condotte di negligenza o imprudenza in quanto le linee guida non conterrebbero regole siffatte.

Diversamente, secondo un altro orientamento, il parametro della colpa grave può trovare applicazione anche nei casi di negligenza ed imprudenza, oltre che di imperizia.

Quest’ultimo orientamento, pro  esercente sanitario, è quello accolto dalla pronuncia in commento. Le linee guida, infatti, ben possono contenere dei parametri di riferimento comportamentali inquadrabili nella diligenza e nella prudenza.

Così il Giudice penale che sia chiamato a valutare la condotta di un esercente la professione sanitaria a fronte di linee guida che operino come direttiva scientifica dovrà procedere alla individuazione del grado della colpa facendo riferimento alla regola cautelare non solo rispetto ai profili di perizia, ma anche di prudenza e diligenza professionale.

2016-06-27T10:27:47+00:00 27 Giugno 2016|Approfondimenti|